Articolo a cura di Paolo Bardelli (rivista Trend/If - maggio '06)


MILA SERVE AI TAVOLI: ECCO IL PICCOLO PRINCIPE




C'era una volta, nel magico mondo del rock emergente emiliano, un regno governato da due re. Questi sovrani capeggiavano dall'alto della loro proposta musicale coesa, compatta e originale, e i loro nomi erano Blunoa e Inlimine. Poi venne grande carestia per entrambi, e andarono in rovina. In pratica, si sciolsero. E qui nasce dunque la storia dei Mila Serve Ai Tavoli, costola degli Inlimine come i Comedi Club (questi ultimi formati dal cantante Emiliano). E qui può anche terminare la metafora della fiaba, forse un po' fuori luogo ma ispirata da quell'essere filastrocca delle canzoni dei Mila Serve Ai Tavoli. Un indole mista di fanciullo ed adulto quella dei Mila, gruppo metà modenese e metà reggiano che è una di quelle band - per fortuna ogni tanto ci sono! - che si fa fatica a sezionare e incasellare. Inutile dire che ciò è sintomo di tanta personalità. Ma ai lettori qualcosa dei Mila Serve Ai Tavoli bisogna pur spiegare, perciò sforzandoci di radiografarli possiamo definirli come un simpatico incrocio tra De André, i Madness e i C.C.C.P. Il tutto non capitanato da una voce cavernosa e maschile come quella di Fab o Giovanni Lindo, perché qui nei Mila canta una donna - e che donna! - che non si chiama Mila ma Bianca. Il suono assume inevitabilmente un fascino sensuale anche con i testi crudi e, a tratti, duri come quelli dei Mila ("Il tuo logoro malessere assaggia i pensieri di chi sa la propria data di scadenza"), il sassofono rende il sound più rotondo ma allo stesso tempo disorienta, i passaggi semitonali contribuiscono a questa strana sensazione come di essere a casa, ma in una casa che non si conosce fino in fondo. Il progetto Mila è molto giovane e, come dice il gruppo, "nasce dalla voglia di raccontare e musicare i labirinti dell'animo umano, delle emozioni e delle indicibili sensazioni dell'intimo". Ha però dato già un frutto, un bel cd autoprodotto che non poteva non chiamarsi "Mila". Sei canzoni ficcanti come "La Corona di Ponzio", fanciullescamente disilluse come "Le Favole di Frank" ("Non riesco mai a trovare il campo dei miracoli"), debitrici - qui qualche riferimento sotteso c'è - di certi Marlene Kuntz come "La Resa". Inciso all'Ust Recording Studio degli ex Ustmamò, "Mila" è essenziale ma allo stesso tempo dice già tutto, presentandoci un gruppo che è degno erede del "re" Inlimine. Cosa che - se ci viene passata una divagazione - non può essere detta dell'altro figlio degli Inlimine, i Comedi Club, che sono risultati su cd un po' farraginosi e inconcludenti, anche se abbastanza convincenti dal vivo. Anche i Mila Serve Ai Tavoli, del resto, hanno una buona resa live: lo si è visto nella scorsa finale del Concorso "Augusto Daolio" organizzato dal Comune di Cavriago, dove ci erano sembrati la band vincitrice morale senza riconoscere che vi suonavano Stefano e Francesco degli Inlimine. Nel magico mondo del rock emergente emiliano c'è un po' di caos, non molte proposte veramente convincenti, ma un piccolo principe dal nome Mila Serve Ai Tavoli.


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